Recensione a Bibliofauna di Giovanni Pestelli

Transeuropa Edizioni Recensione Recensione a Bibliofauna di Giovanni Pestelli
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Chi avrebbe potuto concepire questa gustosa plaquette di scritti brevi, surrealistici, raffinati, riconducibili ai piani alti degli archétipi dell’alienazione?

Solo chi con i libri, con le biblioteche e con la scrittura può vantare una confidenza “organica” col suo lavoro e la sua personalità. È il caso di Giovanni Pestelli, che vive e lavora a Prato, che ha curato il dizionario “La cultura letteraria a Prato dal Medioevo all’Ottocento” e ha scritto su Persio Nesti, Ferdinando Carlesi e ha collaborato alla redazione dell’Antologia degli Scrittori pratesi del Novecento. Il Pestelli, in questo suo lavoro ci riporta al Gogol’ de II cappotto (a cui, non a caso dedica l’epigrafe del suo lavoro), a temi kafkiani, ad alcune rare curiosità (poco note) di Fosco Maraini. La Bibliofauna (Transeuropa / Nuova poetica, 44 pp.) è suddivisa in tre parti: Libri rari, Presenze, Insettario fantastico. I temi kafkiani — soprattutto nei personaggi allegorici e metamorfizzati come lo scarafaggio umanoide delle Metamorfosi — costituiscono la filigrana delle personalità e della natura dei vari libri descritti dal Pestelli. Il libro diventa un organismo biologico, vivente, con un suo carattere che, destato dal suo torpore oppone una resistenza passiva ad essere aperto; che aperto e sfogliato deperisce subito; altro libro ha subito, nel lungo tempo di riposo (assente nella consultazione), un processo di lichenizzazione. Il cui contenuto resta un mistero, che aprendolo si danneggerebbe; in altro ancora, c’è l’odore della polvere del tempo, di microfunghi e una sensazione di decomposizione: che non si può aprire perché emetterebbe brutte sensazioni olfattive, e c’è ancora il libro affetto dall’orpimento, che non teme il tarlo e le mandibole di altri insetti perché, appunto, «nella colla della sua legatura fu mescolato l’orpimento, antidoto che ha il difetto, nel tempo, di comunicare alla carta un caratteristico color giallo e la sua natura arsenicale». Nella seconda sezione è ricordato il Tagliacarte, preposto a dar piacere nel violare la carte vergini di un libro con un vecchio coltello di metallo, d’ebano o d’osso levigato, regalando «un gesto morboso: poter stabilire una presa di possesso e penetrare per primi pagine mai sfogliate». Infine l’Insettario fantastico con gli Ascaffalidi (piccole prede tra i libri delle biblioteche), il Colofone (annidato nell’ultima carta alla fine del testo), la Fonoblatta (che mangia le parole stampate sulle pagine), l’Insetto censore (il cui principale alimento è la colla animale che trova nelle legature). Come si vede, un repertorio surreale che non può non divertire un bibliofilo. A me ha ricordato un personaggio di Maraini (riesumato da Giovanni K. Koenig in un suo Quaderno), il Lonfo, da considerarsi, se pur incosciamente, la radice generativa della plaquette pestelliana.

IL LONFO

Il Lonfo non vaterca né gluisce

e molto raramente barigatta,

ma quando soffia il bègo a biscie biscie

sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna,

arrafferia malversa e sofolenta…

Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna,

se lulgri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto

che bete e zucchia e fonca nei trombazzi

fa legica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi

gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto

ti alloppa e ti sbemecchia: e tu l’accazzi.

Articolo di Francesco Gurrieri uscito su «Il Portolano» n. 116-117 (gennaio/giugno 2024), pp. 106-107

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